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La fantascienza di Primo Levi a scuola

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    Primo Levi è uno degli autori italiani più letti nelle scuole. Generalmente gli insegnanti accordano la loro preferenza agli scritti di memorialistica, primi fra tutti Se questo è un uomo e La tregua, ritenuti testimonianze insuperabili della tragedia di una generazione travolta dalla Shoah, e al tempo stesso depositari di preziosi insegnamenti di natura etica la cui portata eccede la narrazione circoscritta delle vicende storiche per abbracciare una dimensione universale.

     Tuttavia negli ultimi due anni il Centro Studi Primo Levi ha registrato un crescente interesse per le potenzialità didattiche della produzione fantascientifica, la quale spesso si ritrova al centro di percorsi multidisciplinari che interessano tanto la letteratura quanto le materie scientifiche. Gli studenti sono chiamati ad approfondire le caratteristiche specifiche del genere individuando i nessi che collegano i temi che lo sottendono a questioni di grande attualità come l’etica della scienza, i limiti della ricerca scientifica, il rapporto fra la cultura umanistica e quella scientifica, ma anche la condizione dell’individuo in un mondo dominato da uno sviluppo tecnologico senza precedenti.

    Tra scienza e letteratura

    Come è noto, la stessa scrittura di Primo Levi è intrisa di procedimenti che derivano dalla prassi della ricerca scientifica, e in particolare dal lavoro di laboratorio che egli, chimico di professione, conosceva bene. La chimica gli aveva insegnato un metodo di indagine basato sull’osservazione, sulla comparazione e sulla formulazione di ipotesi esplicative. Anche sul versante linguistico Levi ammette il proprio debito nei confronti del suo “primo” mestiere, quello di chimico. Così come il linguaggio della chimica si compone di formule esatte immediatamente comprensibili e verificabili, l’obiettivo dello scrittore dovrebbe essere quello di esprimersi in modo chiaro e accessibile al suo pubblico:

    «Ho sempre pensato che il mio modello letterario non è né Petrarca né Goethe, ma è il rapportino di fine settimana, quello che si fa in fabbrica o in laboratorio, e che deve essere chiaro e conciso, e concedere poco a quello che si chiama il "bello scrivere" ».

     [dall’intervista con D. Luce, Il suono e la mente, 4 ottobre 1982, in P. Levi, Conversazioni e interviste 1963-1987, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi, Torino 1997, p. 40]

    Un rapido sguardo alla cronologia delle opere rivela che Primo Levi inizia a coltivare il genere fantascientifico molto presto, nello stesso periodo in cui sta scrivendo Se questo è un uomo (ultimato nel gennaio 1947), come dimostra la pubblicazione di un primo racconto fantascientifico, I mnemagoghi (scritto nel 1946), su «L’Italia Socialista» alla fine del 1948. Levi continua a dedicarsi alla scrittura di testi fantascientifici negli anni Cinquanta e nella prima metà degli anni Sessanta, pubblicando le sue prove narrative su quotidiani e riviste. Questi racconti confluiscono nella prima raccolta di fantascienza, Storie Naturali, che esce sotto lo pseudonimo di Damiano Malabaila nel 1966 per i tipi di Einaudi. Quella di Primo Levi si configura da subito come una fantascienza sui generis, nutrita di ironia e di invenzioni che rispecchiano gli interessi scientifici del suo autore, e nello stesso tempo aperta alla riflessione a tutto campo sull’uomo e sul comportamento umano. L’attenzione per questi temi percorre l’opera dello scrittore come un filo rosso, costituendo un elemento di forte coesione interna oltre le partizioni naturalmente sancite dall’appartenenza dei testi a un genere piuttosto che a un altro. Storie naturali si inserisce a pieno titolo nel clima culturale dell’Italia degli anni Sessanta, contrassegnato dall’euforia per i cambiamenti introdotti nella vita quotidiana dalla diffusione delle innovazioni tecnologiche anche presso quegli strati sociali che fino a poco tempo prima ne erano esclusi. Intervistato dal quotidiano «L’Unità» nel gennaio 1966, in occasione della messa in scena a Torino di tre atti unici di argomento fantascientifico contenuti in Storie naturali, Primo Levi ribadisce la serietà dei suoi intenti e presenta la sua concezione della fantascienza come un moto di  sconfinamento che parte dai dati di realtà per approdare nei territori del possibile:

    «No, non sono storie di fantascienza, se per fantascienza si intende l’avvenirismo, la fantasia futuristica a buon mercato. Queste sono storie più possibili di tante altre. Anzi, talmente possibili che alcune si sono persino avverate. Per esempio quella del Versificatore (un poeta commerciale acquista una macchina per far versi, per servire meglio la clientela; la macchina è poi l’autrice della stessa commedia che ascoltiamo); sono noti i tentativi, anche interessanti, già realizzati in questa direzione».

     [ dall’intervista con E. Fadini, Primo Levi si sente scrittore “dimezzato”, in «L’Unità», 1 gennaio 1966, ora in P. Levi, Conversazioni e interviste cit., p. 106 ]

    Quando il giornalista gli chiede conto del legame esistente fra il Lager e le storie di fantascienza, Levi colloca con precisione queste ultime all’interno del proprio percorso artistico e umano evocando una complessità di esperienze e di prospettive che smentisce a priori ogni stereotipo:

    «Io sono un anfibio, un centauro- ho anche scritto dei racconti sui centauri- e mi pare che l’ambiguità della fantascienza rispecchi il mio destino attuale. Io sono diviso in due metà. Una  è quella della fabbrica: sono un tecnico, un chimico. Un'altra invece è totalmente distaccata dalla prima, ed è quella nella quale scrivo, rispondo alle interviste, lavoro sulle mie esperienze passate e presenti. Sono proprio due mezzi cervelli. […]. È l’altro mondo che si realizza nei miei libri. Quello che comprende le mie esperienze giovanili, la discriminazione razziale, i miei tentativi di non differenziarmi dai miei compagni di scuola, poi il mio recupero della tradizione ebraica e la guerra partigiana e infine il Lager e l’aver scritto di questa mostruosa distorsione dell’umano. […]. Stando così le cose, mi pare, è naturale che uno scriva di fantascienza. Queste Storie naturali sono inoltre le proposte della scienza e della tecnica viste dall’altra metà di me stesso in cui mi capita di vivere ». [ ivi, p.107]

     

    Il particolare statuto della fantascienza, il suo collocarsi in una zona indefinita fra ciò che è possibile e ciò che non lo è, gli risulta particolarmente congeniale perché essa amplifica e riempie di senso una scissione che egli  avverte come connaturata alla sua condizione di chimico impiegato in fabbrica e scrittore nel tempo libero.


     

    Lavorare con i racconti in classe

    La fantascienza di Primo Levi si rivela uno strumento prezioso per ragionare insieme ai ragazzi non soltanto su temi scientifici oggi più che mai attuali, ma anche su questioni più ampie, di respiro universale. I racconti infatti possiedono una pluralità di livelli di lettura e una profondità di pensiero tanto più dirompente quanto più dissimulata dietro lo schermo delle invenzioni fantastiche. Al fondo di essi  si ritrovano la riflessione sulla violenza, la constatazione dei rischi insiti in un uso disumano del progresso, la denuncia dell’omologazione in atto nella società del benessere e, dall’altra parte, la rivendicazione del valore della “diversità” in tutte le sue accezioni. Proprio per queste loro caratteristiche intrinseche le due raccolte Storie naturali Vizio di forma sono in grado di dialogare efficacemente con i giovani e di esercitare nei loro confronti un'azione maieutica, spingendoli a confrontarsi con le proprie esperienze. L'auspicio è che gli insegnanti di lettere e di scienze decidano di porre la fantascienza di Primo Levi al centro di percorsi multidisciplinari che riescano a portarne alla luce la complessità. I due progetti L'aspetto umano della scienza e Io, alieno si muovono esattamente in questa direzione, nel tentativo di diffondere un nuovo modo di leggere l'autore e di rielaborare con originalità contenuti e stimoli provenienti dai racconti.

     

    Kit didattico L'aspetto umano della scienza

    Il Centro Studi, raccogliendo le sollecitazioni provenienti dal mondo scolastico, ha realizzato il kit didattico L'aspetto umano della scienza, incentrato sull'analisi di tre racconti fantascientifici e sull'approfondimento delle questioni scientifiche a essi collegati. L'occasione è stata fornita dal ciclo di incontri Vizio di forma, nel corso dei quali esperti di varie discipline hanno dialogato con giornalisti scientifici e divulgatori a partire dalla lettura integrale di alcuni racconti fantascientifici. Il kit si compone della registrazione audiovisiva di tre degli incontri e di altrettante unità didattiche; nelle unità di dattiche  l'analisi testuale dei racconti è affiancata dall'individuazione dei temi scientifici e dalla proposta di attività multidisciplinari. Le unità didattiche sono accompagnate da un'introduzione comprensiva di una guida all'uso che offre agli insegnanti suggerimenti di utilizzo dei materiali proposti.

    E' possibile visionare le registrazioni sul canale youtube del Centro Studi Primo Levi.

    guarda l'incontro su I sintetici

    guarda l'incontro su Protezione

    guarda l'incontro su Scacco al tempo

     

    Le tre unità didattiche, complete di una guida all'uso possono essere scaricate gratuitamente direttamente da questa pagina.

    leggi  l'analisi di I sintetici

    leggi l'analisi di Protezione

    leggi  l'analisi di Ottima è l'acqua

    leggi l'introduzione e la guida all'uso del kit

    Scarica il kit didattico

    Progetto Io, alieno

    Nell’ambito di un progetto sperimentale intitolato Io, alieno, in collaborazione con l'Associazione Immagina e con il Museo della fantascienza di Torino (Mufant), nell’anno scolastico 2014-15 quattro racconti fantascientifici di Primo Levi (I sintetici, La bella addormentata nel frigo, Trattamento di quiescenza, La grande mutazione) sono stati  proposti con successo agli studenti di quattro scuole superiori della città (Liceo Classico D’Azeglio, Liceo Scientifico Cattaneo, Liceo Scientifico Giordano Bruno, Liceo Classico Cavour) i quali, dopo aver attentamente riflettuto sui temi riscontrati – identità, differenza, tolleranza e violenza – , hanno realizzato, sotto la guida di Silvia Casolari (Mufant) e di Pietro Giau (Associazione Immagina) una serie di cortometraggi liberamente ispirati ai testi discussi in classe.

    E' possibile vedere il cortometraggio Freddi risvegli (liberamente ispirato all'atto unico La bella addormentata nel frigo), realizzato nell'anno scolastico 2014-15 dagli studenti della classe II F dal Liceo classico Massimo D'Azeglio di Torino per la regia di Pietro Giau sul canale youtube del Cento Studi all'indirizzo https://youtu.be/uKb124vr2AY

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