
“Io fui deportato da Aosta a Fossoli, prima della vera e propria deportazione ad Auschwitz. Quando il treno arrivò a Chivasso, era un tramonto di febbraio. Il cielo era torbido ma dalla stazione riuscii a vedere la Mole. Fu quello il momento dello strappo, un addio che mi straziò”.
Intervista con Giovanni Tesio, Nuovasocietà, 167, 22 marzo 1980; ora in Conversazioni e interviste, p. 25.