
“Il treno percorreva pianure coltivate, città e villaggi foschi, foreste dense e selvagge che credevo scomparse da millenni dal cuore dell'Europa: conifere e betulle talmente fitte che, per attingere la luce del sole, dalla reciproca concorrenza erano costrette a spingersi disperatamente all'insù, in una verticalità opprimente. Il treno si faceva strada come in galleria, in una penombra verde-nera, frammezzo ai tronchi nudi e lisci, sotto la volta altissima e continua dei rami fittamente intralciati. Rzeszòw, Przemysl dalle truci fortificazioni, Leopoli”.
La tregua [1963], in Opere, I, p. 301.