
"Il ritorno fu di mattino. Il treno ci sbarcò a Porta Nuova. Con me c'era un amico. Dal treno l'amico vide un palazzo di corso Sommeiller dove abitavano dei suoi parenti. Era intatto. Mi disse che, male male, un alloggio per la notte l'avremmo rimediato lì. La città era gravemente danneggiata dai bombardamenti e dall'insurrezione, ma ricordo che mi stupì l'estrema vitalità degli amici. Loro erano tutti vittoriosi. Io no".
Intervista con Giovanni Tesio, in "Nuovasocietà", 167, 22 marzo 1980; ora in Conversazioni e interviste, p. 26.
"Giunsi a Torino il 19 di ottobre, dopo trentacinque giorni di viaggio: la casa era in piedi, tutti i familiari vivi, nessuno mi aspettava. Ero gonfio, barbuto e lacero, e stentai a farmi riconoscere. Ritrovai gli amici pieni di vita, il calore della mensa sicura, la concretezza del lavoro quotidiano, la gioia liberatrice del raccontare. Ritrovai un letto largo e pulito, che a sera (attimo di terrore) cedette morbido sotto il mio peso".
La tregua [1963], ora in Opere, I, p. 394.