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Cracovia

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    "Ci eravamo ingannati grossolanamente sulla distanza da Cracovia: avremmo dovuto percorrere almeno sette chilometri. Dopo venti minuti di cammino, le mie scarpe erano andate: la suola di una si era staccata, e l'altra stava scucendosi. Il greco aveva conservato sino ad allora un silenzio pregnante: quando mi vide deporre il fardello, e sedere su di un paracarro per constatare il disastro, mi domandò:
    - Quanti anni hai?
    - Venticinque, - risposi.
    - Qual è il tuo mestiere?
    - Sono chimico.
    - Allora sei uno sciocco, - mi disse tranquillamente. - Chi non ha scarpe è uno sciocco.
    Era un grande greco. Poche volte nella mia vita, prima e dopo, mi sono sentito incombere sul capo una saggezza così concreta".

    "Sulla scorta delle preziose indicazioni del prete, giungemmo alla cucina dei poveri, luogo assai deprimente, ma riscaldato e pieno di odori voluttuosi. Il greco ordinò due minestre e una sola razione di fagioli col lardo: era la punizione per il modo sconveniente e fatuo con cui mi ero comportato nella mattinata. Era in collera; ma dopo trangugiata la minestra si ammorbidì sensibilmente, tanto da lasciarmi un buon quarto dei suoi fagioli. [...] Si sentiva anzi in vena benevolmente pedagogica; a mano a mano che passavano le ore, il tono del suo discorso andava insensibilmente intiepidendosi, e in parallelo andava mutando il rapporto che ci univa: da padrone-schiavo a mezzogiorno, a titolare-salariato alla una, a maestro-discepolo alle due, a fratello maggiore-fratello minore alle tre. Il discorso tornò sulle mie scarpe, che nessuno dei due, per ragioni diverse, poteva dimenticare. Mi spiegò che essere senza scarpe è una colpa molto grave. Quando c'è la guerra, a due cose bisogna pensare prima di tutto: in primo luogo alle scarpe, in secondo alla roba da mangiare: e non viceversa, come ritiene il volgo: perchè chi ha le scarpe può andare in giro a trovar da mangiare, mentre non vale l'inverso. - Ma la guerra è finita, - obiettai: e la pensavo finita, come molti in quei mesi di tregua, in un senso molto più universale di quanto si osi pensare oggi. - Guerra è sempre, - rispose memorabilmente Mordo Nahum".

    La tregua [1963], ora in Opere, I, pp.233-242.

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