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Cappelli Vilme

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    1. 1. Estratti

     

    Cognome: Cappelli
    Nome: Vilme
    Ruolo alla Siva: Operaio
    Periodo: 1960-1994
    Data dell'intervista: Settimo Torinese, 4 marzo 2009

    Estratti

     

    Da: “L’elettrodeposizione e le vernici ad acqua”, fascicolo informativo Siva

    «Ho cominciato nel 1960, e ho lavorato fino al 1994. Trentaquattro anni. Prima di entrare alla Siva ho fatto il fattorino, quando sono venuto a Torino dalla provincia di Ferrara nel ’56, per una ditta di carte da gioco. Poi da lì ho fatto per un periodo il panettiere, e poi tramite la signora Tambini sono riuscito a entrare alla Siva, e lì sono rimasto fino a quando sono andato in pensione. Quando sono entrato io la fabbrica era proprio un disastro: non c’erano maschere, non c’era niente, gli odori erano veramente brutti, noi ci cambiavamo in fabbrica, ci facevamo la doccia, e non potevamo portare fuori la roba dalla Siva perché era inquinante. Eravamo circa un centinaio a lavorare. Non c’erano tutti i macchinari che ci sono adesso, e si lavorava tutto a mano. Se si dovevano preparare i barattoli, c’era quello che li riempiva, quello che inscatolava, quello che attaccava le etichette... Solo dopo abbiamo cominciato ad ingrandirci, a fare le cose in automatico, ma all’epoca eravamo davvero pochi.

    Io ho fatto la quinta elementare. Era un periodo in cui avevano messo questo nuovo impianto, che chiamavamo castello, e mi avevano insegnato come funzionava. Quel castello io lo facevo andare avanti a occhi chiusi. E io infatti ero il maestro di tutti, quando assumevano uno al castello chiamavano me per insegnargli. Un giorno si presenta Primo Levi, con il disegno dell’installazione in mano, e dice “Cappelli, vieni in ufficio con me”. Voleva sapere come funzionava il castello, allora gli ho detto: “Dottore, se vuole sapere come funziona, venga su all’ultimo piano con me, e mano a mano che viene giù io le spiego come funziona. Lui mi ha risposto: “Cappelli, non so la pratica come lavorate voi, conosco solo il disegno”. Ma io sapevo fare andare avanti il castello, ma il disegno non lo capivo.

    [Trascrizione e redazione a cura del Centro internazionale di studi Primo Levi]
     

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