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La ricerca delle radici

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    La ricerca delle radici, Einaudi, Gli struzzi, 1981

    «Nel 1981, su suggerimento di Giulio Bollati, Primo Levi costruisce un'antologia degli autori che piú hanno contato nella sua formazione, motivando le sue scelte attraverso una serie di brevi "cappelli", che possono essere considerati a loro volta una dichiarazione di poesia. La ricerca delle radici conferma il carattere onnivoro, enciclopedico e curioso di Levi, che incrocia interessi scientifici (Darwin, Bragg, Gatterman, Thorne) con quelli umanistici (Omero, Conrad, Saint-Exupéry, Babel´) offrendoci un autentico autoritratto intellettuale perché – come ha scritto Geno Pampaloni – "Primo Levi ci dà molto di piú di quanto sembra offrirci"».
    [Brano dalla quarta di copertina dell’edizione Einaudi 1997, collana «Tascabili Einaudi», a cura di Marco Belpoliti]


     

    «Quanto delle nostre radici viene dai libri che abbiamo letti? Tutto, molto, poco o niente: a seconda dell’ambiente in cui siamo nati, della temperatura del nostro sangue, del labirinto che la sorte ci ha assegnato. Non c’è regola; i Giornali di Bordo di Cristoforo Colombo sono una lettura piena di midollo, ma non contengono traccia di un apporto, di un input letterario: ci senti l’uomo di ventura, il mercante e il politico, non altro. All’estremo opposto, Anatole France è tuttora maestro di vita e un amabile compagno di strada, eppure i suoi molti libri sembrano scaturire da altri libri a loro volta libreschi.
    Poiché dispongo di input ibridi, ho accettato volentieri e con curiosità la proposta di comporre anch’io un’"antologia personale", non nel senso borgesiano di auto-antologia, ma in quello di una raccolta, retrospettiva e in buona fede, che metta in luce le eventuali tracce di quanto è stato letto su quanto è stato scritto. L’ho accettata come un esperimento incruento, come ci si sottopone a una batteria di test; perché placet experiri e per vedere l’effetto che fa.
    […] Sia per i singoli testi ed autori, sia per i brani entro l’opera di ogni autore, la scelta è stata sincera e quasi automatica. Ho abitudine di collocare i libri preferiti, indipendentemente dal loro tema e dalla loro età, tutti sullo stesso scaffale, e tutti sono abbondantemente sottolineati nei punti che amo rileggere: così non avuto da lavorare molto. Adesso, a compilazione ultimata, mi accorgo di una regolarità che non era nei programmi, anche perché non avevo un programma. Tutti o quasi i brani che ho scelto contengono o sottintendono una tensione. Tutti o quasi risentono delle opposizioni fondamentali inscritte "d’ufficio" nel destino di ogni uomo cosciente: errore/verità, riso/pianto, senno/follia, speranza/disperazione, vittoria/sconfitta.
    Primo Levi»
    [Brano dall’Introduzione di Primo Levi alla prima edizione Einaudi 1981, collana «Gli struzzi»]

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