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Vizio di forma

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    Vizio di forma, Einaudi, I coralli, 1971

    Vizio di forma è la seconda raccolta di racconti fanta-tecnologici e fanta-biologici di Primo Levi; a differenza di Storie naturali, pubblicato cinque anni prima sotto pseudonimo, porta il suo nome in copertina. I racconti sono venti, scritti tra il 1968 e il 1970. Diamo qui il risvolto della prima edizione, uscita nel 1971 da Einaudi nella collana «I coralli»: è anonimo, ma lo si può attribuire con ottima probabilità all’autore. Di seguito offriamo un testo firmato Primo Levi: la parte conclusiva della Lettera 1987 indirizzata all’editore in occasione di una ristampa del volume, pubblicata poche settimane prima della sua scomparsa.

     

    «Ci saranno storici futuri, diciamo nel prossimo secolo? Non è del tutto certo: l’umanità potrebbe aver perduto ogni interesse per il passato, occupata come sarà sicuramente a dipanare il gomitolo del futuro; o perduto il gusto per le opere dello spirito in generale, essendo intesa unicamente a sopravvivere; o cessato di esistere. Ma se storici si troveranno, si dedicheranno assai poco alle guerre puniche, o alle crociate, o a Waterloo, ed invece porranno al centro della loro attenzione questo ventesimo secolo, e più precisamente il decennio che è appena incominciato.
    Sarà un decennio unico. Nel giro di pochi anni, quasi da un giorno all’altro, ci siamo accorti che qualcosa di definitivo è successo, o sta per succedere: come chi, navigando per un fiume tranquillo, si avvedesse d’un tratto che le rive stanno fuggendo all’indietro, l’acqua si è fatta piena di vortici, e si sente ormai vicino il tuono della cascata. Non c’è indice che non si sia impennato: la popolazione mondiale, il Ddt nel grasso dei pinguini, l’anidride carbonica nell’atmosfera, il piombo nelle nostre vene. Mentre metà del mondo attende ancora i benefici della tecnica, l’altra metà ha toccato il suolo lunare, ed è intossicata dai rifiuti accumulati in pochi lustri: ma non c’è scelta, all’Arcadia non si ritorna, ancora dalla tecnica, e solo da essa, potrà venire la restaurazione dell’ordine planetario, l’emendamento del "vizio di forma". Davanti all’urgenza di questi problemi, gli interrogativi politici impallidiscono. È questo il clima in cui, letteralmente od in ispirito, si collocano i venti racconti di Primo Levi che presentiamo. Al di là del velo dell’ironia, è vicino a quello dei suoi libri precedenti: vi si respira un’aura di tristezza non disperata, di diffidenza per il presente, e ad un tempo di sostanziale confidenza per il futuro: l’uomo fabbro di se stesso, inventore ed unico detentore della ragione, saprà fermarsi a tempo nel suo cammino "verso l’occidente"».
    [Risvolto della prima edizione Einaudi 1971, collana «Coralli», anonimo ma scritto probabilmente da Primo Levi]

     

     

    «La tua proposta, di ristampare dopo più di quindici anni Vizio di forma, mi rattrista e mi rallegra insieme.
    [...] Mi rallegra perché rivive così il più trascurato dei miei libri, il solo che non è stato tradotto, che non ha vinto premi, e che i critici hanno accettato a collo torto, accusandolo appunto di non essere abbastanza catastrofico. Se lo rileggo oggi, accanto a parecchie ingenuità ed errori di prospettiva, ci trovo qualcosa di buono. I bambini sintetici sono una realtà, anche se l'ombelico ce l'hanno. Sulla luna ci siamo andati, e la terra vista di lassù deve proprio assomigliare a quella che io ho descritta; peccato che i Seleniti non esistano, né siano mai esistiti. Gli aiuti ai paesi del terzo mondo incontrano spesso il destino che ho delineato nella doppietta Recuenco. Col dilagare del terziario, i "lumini rossi" sono aumentati di numero, ed è addirittura apparsa sui giornali, nel 1981, la notizia di un sensore identico a quello che io avevo

    descritto. Siamo ancora lontani da una realizzazione del racconto A fini di bene ma ("

    così s'osserva in me lo contrappasso")

     

    dopo alcune esitazioni la Sip ha assegnato alla mia seconda casa un numero telefonico che è l'esatto anagramma del mio di Torino.
    Quanto a Ottima è l'acqua, poco dopo la sua pubblicazione lo

    "Scientific American" ha riportato la notizia, di fonte sovietica, di una "poliacqua" viscosa e tossica, simile per molti versi a quella da me anticipata: per fortuna di tutti, le esperienze relative si sono dimostrate non riproducibili e tutto è finito in fumo. Mi lusinga il pensiero che questa mia lugubre invenzione abbia avuto un effetto retroattivo e apotropaico. Si rassicuri quindi il lettore: l'acqua, magari inquinata, non diventerà mai viscosa, e tutti i mari conserveranno le loro onde.
    Primo Levi
    Torino, gennaio 1987»
    [Brano tratto dalla Lettera 1987 all’Editore premessa alla ristampa Einaudi 1987, collana «Nuovi Coralli»]

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