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Francese

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    Copertina di “Si c'est un homme”, Pocket, 1988

    La traduzione francese di Se questo è un uomo è stata la terza data alle stampe, dopo quella inglese e quella tedesca: J'etais un homme, pubblicato dalla casa editrice parigina Buchet-Castel, uscì nel 1961. Il titolo, Io ero un uomo, infedele e inefficace, rispecchiava il livello di una traduzione (effettuata da Michèle Causse) da cui Levi – che vi aveva riposto molte aspettative – restò sommamente deluso, tanto da addebitarle il suo mancato successo. Innumerevoli erano infatti i tradimenti del testo originario, che sarebbero stati ricomposti (anche se non integralmente) in una seconda traduzione (di Martine Schruoffeneger) apparsa molto più tardi, nel 1987, presso le edizioni Julliard, con titolo corretto.

    Seguirono La tregua (1966), La chiave a stella (1978) e Se non ora, quando? (1980).

    La morte dello scrittore, nel 1987, coincise con l'inizio di un boom editoriale delle sue opere: solo in quell'anno uscirono, oltre alla nuova traduzione di Se questo è un uomo, Il sistema periodico e Lilít.

    Entro i primi anni Novanta la maggior parte delle opere di Primo Levi era stata tradotta in francese, comprese le raccolte di racconti e le conversazioni con Ferdinando Camon e Tullio Regge e un volume antologico di opere, Oeuvres (2005), che riunisce Se questo è un uomo, La tregua, Il sistema periodico, La chiave a stella, Se non ora, quando? e le Conversazioni e interviste raccolte da Marco Belpoliti. 

    In Francia non vi è stato un editore predominante delle opere leviane: si va da grandi editori come Gallimard (Ad ora incerta, Conversazioni, I sommersi e i salvati) e Robert Laffont (che ha ripubblicato nel 1996 Se questo è un uomo con l'aggiunta della prefazione di Levi alle memorie di Rudolf Hoess, l'articolo Buco nero di Auschwitz e l'Intervista a Philip Roth) a case editrici più piccole come Liana Levi (Lilith, Il fabbricante di specchi).  

    Le opere di Primo Levi, ad oggi, sono state volte in francese da dodici traduttori: i nomi che ricorrono più di frequente sono quelli di André  Maugé, Martine Schruoffeneger e Roland Stragliati.

     

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