Centro Internazionale di Studi Primo Levi > Web > Italiano > Contenuti > Opera > Scoperte recenti > Scritti di Primo Levi

Scritti di Primo Levi

    Indice (TOC)
    Nessuna testata

     

    Primo Levi, La perversione razionale nei campi di sterminio, «Resistenza. Notiziario Gielle», VI, 4, aprile 1952, p. 4.
    Occhiello: Rivelazione di Rousset sul nazismo. Recensione di David Rousset, Le Pitre ne rit pas, Éditions du Pavois, Paris 1948.

    [Anonimo, ma attribuibile a Primo Levi], Testimonianza di un compagno di prigionia, in Donne piemontesi nella lotta di liberazione: 99 partigiane cadute, 185 deportate, 38 cadute civili, a cura della Commissione femminile dell’A.N.P.I. Provinciale di Torino, Torino s.d. [ma probabilmente 1953], pp. 87-88.
    Il volume commemorativo ha una prefazione di Ada Marchesini Gobetti. La Testimonianza di un compagno di prigionia è una biografia di Vanda Maestro, attribuibile a Levi per più dettagli di fatto e di stile. Gliel’aveva già accreditata, fra altri studiosi, la sua biografa Carole Angier: cfr. Il doppio legame. Vita di Primo Levi, tr. it. di Valentina Ricci, Mondadori, Milano 2004, p. 254. Vanda Maestro venne catturata, con Primo Levi e con Luciana Nissim, ad Amay, in un rastrellamento repubblichino, il 13 dicembre 1943. Con loro fu trasferita a Fossoli e poi deportata ad Auschwitz, dove fu uccisa in una camera a gas il 31 ottobre 1944.

    Primo Levi, recensione di Erich Maria Remarque, L’ultima scintilla, «Il movimento di liberazione in Italia», 22, gennaio 1953, p. 61.

    Primo Levi, Miracolo a Torino, «Resistenza. Notiziario Gielle», XIII, 12, dicembre 1959, p. 3.
    Siglato P.L., l’articolo contiene considerazioni sulla Mostra della Deportazione appena conclusa, e sui colloqui organizzati dall’Unione Culturale di Torino e tenuti in Palazzo Carignano.

    [Recensione di Pensaci, uomo!, a cura di Piero Caleffi e Albe Steiner (Feltrinelli, Milano 1960) e di Bruno Piazza, Perché gli altri dimenticano (ivi, 1956)], «Resistenza. Notiziario Gielle», XIV, 10, ottobre 1960, p. 5.
    L’articolo, privo di titolo, compare sotto la dicitura «Biblioteca»: in apertura, gli estremi bibliografici dei due volumi recensiti. Pensaci, uomo! raccoglieva immagini esposte nel 1959 alla Mostra della Deportazione di Torino, evento di grande importanza per Levi; quanto al libro di Piazza, è probabile che Levi fosse in possesso della sua seconda edizione, apparsa anch’essa nel 1959.

    Primo Levi, Donne e bambini nei lager nazisti, «resistenza. Giustizia e Libertà», XV, 2, febbraio 1961, p. 5.
    Nella rubrica «Biblioteca»; il titolo dello scritto è lo stesso dell’opera recensita: Donne e bambini nei lager nazisti. Testimonianze dirette raccolte a cura di Giorgina Bellak e Giovanni Melodia, Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti, Milano 1960.

    Primo Levi, Fabrizio De Santis, «Il chimico», «Il Ponte», XVII, 2, febbraio 1961, p. 298.
    Nella sezione finale della rivista, «Segnalazioni», Levi recensisce questo volume, uscito nel 1959 presso l’editore fiorentino Vallecchi: «un rapido viaggio attraverso tutti i destini che il chimico può incontrare all’uscita dall’università». La breve scheda si conclude con un passo che anticipa il progetto narrativo del Sistema periodico: «Ci sarebbe piaciuto leggere (ma solo un chimico avrebbe potuto scriverne) delle esperienze fondamentali del ricercatore, il successo e l’insuccesso; dello stato d’animo esaltante, ilare, del chimico che segue una pista; della sua lotta quotidiana contro la materia inanimata, che egli percepisce come malvagia, chiusa, nemica, fino a che non abbia la ventura di trovare lo spiraglio in cui far leva, ed allora al buio segue la luce, al caos l’ordine. Poiché queste cose non riguardano il chimico soltanto, l’analista che interroga e il preparatore che costruisce: ma sono patrimonio comune, sono alla fonte stessa della nobiltà dell’uomo, nato ad interrogare il cielo ed a costruire sulla terra».

    Primo Levi, Testimonianza per Eichmann, «Il Ponte», XVII, 4, aprile 1961, pp. 646-50.
    Il testo appare nella parte non monografica di un fascicolo dedicato al tema Stati Uniti 1961, corredato da una sovracoperta disegnata da Ben Shahn. È preceduto da questa nota in corsivo firmata «Il Ponte»: «Di fronte ai documenti infiniti di accusa che sono esaminati al processo Eichmann, troppi se si trattasse di decidere del semplice destino di un uomo anche se questi è un grande criminale, ci pare che l’accusa più forte si possa fondare su testimonianze come quella di Primo Levi (letta a Torino la sera del 23 febbraio 1961 nel corso di una riunione su “Auschwitz e i campi di concentramento nazisti”): Sarebbe troppo semplice se un uomo solo, o tre, quattro, cento o poche migliaia di uomini potessero compiere tanto male quanto quello che è stato compiuto. L’accusa, oltre che contro i singoli colpevoli, è contro una società, contro un modo che da questa vien fuori di concepire la vita e la morte. E l’accusa scaturisce dalla coscienza di poter contrapporre un’altra concezione, un’altra società. La testimonianza di Primo Levi ci fa intendere e la società condannata e la società umana che può condannarla. Per questo siamo grati all’autore».

    Primo Levi, Deportazione e sterminio di ebrei, in Storia dell’antifascismo italiano, a cura di Luigi Arbizzani e Alberto Caltabiano, Editori Riuniti, Roma (novembre) 1964, vol. II, Testimonianze, pp. 168-75.
    Levi venne chiamato a parlare dal Comitato per le celebrazioni bolognesi del centenario dell’Unità d’Italia, che aveva predisposto un ciclo di dodici lezioni settimanali, tenute tra il 30 gennaio e il 24 aprile 1961. Il 13 marzo fu la volta di Enzo Enriques Agnoletti: Il nazismo e le leggi razziali in Italia. Dopo ciascuna lezione era previsto l’ascolto di una o più testimonianze. In quell’occasione parlarono, oltre Levi, anche Giorgio Bassani (L’assalto fascista alla Sinagoga di Ferrara) e Giulio Supino (Gli italiani di fronte al razzismo). Poi in «Lo Straniero», XI, 85, luglio 2007, pp. 7-12, con una nota introduttiva (pp. 5-7) di Alberto Cavaglion, cui spetta il merito di aver ritrovato il testo. Accompagnandolo con la stessa nota introduttiva, Cavaglion ha poi collocato il testo di Levi in appendice al suo saggio Ultime notizie da Argon, in Mémoire oblige. Riflessioni sull’opera di Primo Levi, a cura di Ada Neiger, Università degli Studi di Trento - Dipartimento di Studi Letterari, Linguistici e Filologici, Trento 2009, pp. 47-55. Infine, lo ha riproposto, col titolo Testimonianza. Teatro Comunale di Bologna, 13 marzo 1961, e con una Nota al testo, in Cultura della razza e cultura letteraria nell’Italia del Novecento, a cura di Sonia Gentili e Simona Foà, Carocci, Roma 2010, pp. 279-80.

    Risposta di Primo Levi, «La Stampa», 1 settembre 1967, p. 2.
    Il testo apparve nella rubrica Specchio dei tempi, dedicata dal giornale torinese alla corrispondenza con i lettori. Levi rispondeva a una domanda postagli il 30 agosto nella stessa sede da Mirosa Visconi, una comune lettrice di Se questo è un uomo, riguardo alla possibilità di perdonare coloro che hanno compiuto il genocidio. Il 2 settembre interverrà anche Leonardo De Benedetti (1898-1983), medico nonché compagno di Levi in Auschwitz e nel viaggio di ritorno.

    Primo Levi, in Simon Wiesenthal, Il girasole, Garzanti, Milano 1970, pp. 170-72.
    L’edizione italiana di questo volume apparve con un «finito di stampare» datato gennaio 1970, traduzione di Maria Attardo Magrini dall’originale tedesco. Die Sonnenblume è il titolo di un racconto di Wiesenthal dove si narra un episodio accadutogli a Leopoli nel giugno 1942: l’autore venne chiamato presso un giovane milite delle SS in agonia, che voleva chiedere a un ebreo il perdono dei suoi misfatti. Il perdono fu rifiutato; a circa trent’anni di distanza, Wiesenthal interpella un gran numero di personalità di tutto il mondo, resesi illustri in varie discipline, chiedendo il loro parere in merito. Il volume fu messo in commercio alla fine del febbraio 1970; il settimanale romano «L’Espresso» (a. XVI, n. 8, 22 febbraio 1970, pp. 16-17) anticipò, sotto il titolo complessivo Quando Dio era lontano, alcuni stralci dalle testimonianze di René Cassin, Saul Friedländer, Gustav W. Heinemann, Jacob Kaplan, Primo Levi (presentato come «chimico e scrittore italiano deportato ad Auschwitz nel 1944»; il suo testo abbreviato è a p. 17), Salvador de Madariaga, Gabriel Marcel, Herbert Marcuse, Hans Werner Richter, Umberto Terracini.

    Primo Levi, Deportati politici, in Torino contro il fascismo. Testimonianze, a cura del Comune e del Comitato per le Iniziative Antifasciste della Città di Torino, Torino 1975, pp. 167-72.
    Il volume, che reca in copertina e nel frontespizio la dicitura XXX anniversario della Liberazione, venne stampato nell’aprile 1975: riproduce parte dei testi raccolti vent’anni prima in «Torino. Rivista mensile della Città e del Piemonte», XXXI, 4, aprile 1955, numero monografico per il decennale della Liberazione. In quel fascicolo Primo Levi pubblicava lo scritto Deportati. Anniversario, che oggi si può leggere nel primo volume delle sue Opere, pubblicate da Einaudi nel 1997 a cura di Marco Belpoliti, alle pp. 1113-15. Il confronto con l’appena ritrovato Deportati politici induce a pensare che nel 1975 Levi non si riconoscesse più nel pessimismo del suo vecchio contributo, evidente fin dalle righe iniziali: «A dieci anni dalla liberazione dei Lager, è triste e significativo dover constatare che, almeno in Italia l’argomento dei campi di sterminio, lungi dall’essere diventato storia, si avvia alla più completa dimenticanza». È probabile, quindi, che Levi si sia offerto di stendere un testo nuovo, adeguato al suo stato d’animo e allo status della memoria pubblica nel 1975.

    Primo Levi, Perengana, l'utopia, «Tuttolibri»–«La Stampa», 25 giugno 1977.
    Recensione di Roberto Vacca, Perengana, Rizzoli, Milano 1977.

    Primo Levi, L'abate biologo, «La Stampa», 14 luglio 1978.
    Recensione di Lazzaro Spallanzani, Opere scelte, a cura di Carlo Castellani, Utet, Torino 1978.

     

    Nostra ignoranza e scelta, «Il Ponte», XXXIV, 11-12, 30 novembre - 31 dicembre 1978, pp. 1346-49.
    Nel quarantesimo anniversario delle leggi razziali, Levi ripropone sotto questo nuovo titolo le prime pagine del racconto Oro, dalla raccolta 1975 Il sistema periodico. È il resoconto dei mesi passati a Milano, in una casa condivisa da sette amici e amiche, della breve sfortunata esperienza partigiana in Val d’Aosta e della cattura da parte della Milizia fascista, all’alba del 13 dicembre 1943: e sulla battuta di Aldo dopo la cattura – «Mi rincresce per i miei cromosomi» – Levi taglia il frammento narrativo per «Il Ponte», dove il testo è introdotto da una sua breve presentazione in corsivo, finora mai recuperata, che qui si trascrive: «Se dovessi nuovamente raccontare lo stato d’animo in cui alcuni miei amici ed io abbiamo vissuto gli anni cruciali della segregazione razziale in Italia, non credo che potrei usare parole diverse da quelle con cui mi sono espresso pochi anni fa, nel mio libro Il sistema periodico (Einaudi 1974 [sic, per 1975]), e che qui riporto. Devo solo aggiungere che la cattura qui descritta mi ha condotto poche settimane dopo al campo di Fossoli; che di qui siamo stati deportati, il 22 febbraio 1944, in 650, uomini, donne e bambini, tutti ebrei, verso Auschwitz; e che di questi, siamo ritornati in 14».

     

    Primo Levi, messaggio del 22 marzo 1979 alla Fondazione Cristina Calzari Trebeschi, in Risposte a una lettera. Riflessioni di uomini di cultura su strage e processo di Piazza Loggia, Fondazione Clementina Calzari Trebeschi, Brescia 1980, p. 27.
    Levi risponde a una lettera circolare che venne inviata nel maggio 1980 ad alcune decine di intellettuali e figure pubbliche italiane. Il mittente è la Fondazione che tutela i diritti e la memoria delle vittime della strage compiuta da neofascisti a Brescia, il 28 maggio 1974, durante una manifestazione sindacale in Piazza della Loggia. Nella lettera si chiedeva un intervento sulle stragi e sui relativi processi. La risposta di Levi apre il volume, essendo pervenuta per prima tra le oltre sessanta qui raccolte.

    Primo Levi, Il ponte dei corvi, «Triangolo Rosso», mensile a cura dell’Associazione nazionale Ex Deportati politici, VIII, 2-3, febbraio-marzo 1981, p. 11.
    Recensione del volume di memorie di Maria Massariello Arata, Il ponte dei corvi. Diario di una deportata a Ravensbrück, Mursia, Milano 1979.

    Presentazione di Arturo Benvenuti, KZ: disegni dai campi di concentramento nazifascisti. Arte come testimonianza, s.n., s.l. 1983, p. 7.
    Il volume è stato stampato per conto della Cassa di risparmio della Marca Trevigiana, Treviso.

    [A Mario e a Nuto, poesia], in Mario Rigoni Stern, La Medusa non ci ha impietriti, «La Stampa», 14 aprile 1987.
    I versi si trovano in una lettera di Primo Levi all’autore, manoscritta, risalente al 1983. Il testo di Rigoni Stern è stato poi raccolto in diversi suoi volumi: Il poeta segreto, Il Girasole, Valverde (Ct) 1992; Storie dall’Altipiano, a cura di Eraldo Affinati, «i Meridiani» Mondadori, Milano 2003, pp. 1627-30; Aspettando l’alba e altri racconti, Einaudi, Torino 2004, pp. 79-82; infine, è stato ripreso come primo elemento della sezione Due testi su Primo Levi, in Marco Belpoliti - Andrea Cortellessa, Da una tregua all’altra, chiarelettere, Milano 2010, pp. 149-52.

    Giampaolo Dossena, È filo teso per siti strani, in La zia era assatanata. Primi giochi di parole per poeti e folle solitarie, Theoria, Roma-Napoli 1988, pp. 140-45.
    In queste pagine, diciassettesimo e ultimo capitolo del suo libro, l’enigmista-letterato Dossena non fa il nome di Primo Levi, del quale ripropone e commenta un rebus che lo scrittore aveva elaborato sul suo personal computer Macintosh; Dossena lo pubblicava per la prima volta – sempre senza rivelarne l’autore – in «Tuttolibri»-«La Stampa», XII, 498, 12 aprile 1986, col titolo Un bel rebus per gingillarsi con le parole. Il volume verrà ristampato con varianti presso Rizzoli, Milano 1990.

    Primo Levi, prefazione a Rivisitando i Lager, fotografie di Raymond Depardon, Bruno Fabello, Marcus Hirth, Paola Mattioli, Harald Nadolny, Marion Schwanengel, Aned, Associazione Nazionale Ex Deportati politici nei campi di sterminio nazisti; Comune di Trieste, Assessorato alle attività culturali; Civici Musei di storia ed arte, Civico Museo della Risiera di S. Sabba, Idea Books, Milano 1991, pp. 6-7.
    Introduzione a un catalogo di fotografie per una mostra svoltasi nel 1987 a Trieste, per iniziativa dell’Aned e del Comune di Trieste, uscita postuma, in cui Primo Levi affronta il tema dell’inadeguatezza delle parole per descrivere l’esperienza del Lager, al contrario delle immagini («non ritoccate, non “artistiche”») che raccontano più delle parole, sono accessibili a tutti e sono «il migliore esperanto». Il testo è stato riproposto ancora due volte: in «Archivi del Nuovo», 16/17, 2005, pp. 165-66, con un commento di Alberto Cavaglion intitolato Per un Levi mal noto (pp. 163-64), e infine col titolo Primo Levi: parole nuove per ricordare, in «Pagine ebraiche», supplemento a «La Rassegna Mensile di Israel», 29-30 maggio 2009, p. 39, con una nota esplicativa del medesimo Cavaglion intitolata L’ultima lezione di fronte alle immagini del dolore.

    Giampaolo Dossena, Dizionario dei giochi con le parole, Vallardi, Milano 1994, pp. 134; 278-80.
    Alle voci enoteca-acetone e rebus, Dossena illustra i giochi realizzati da Levi. Tra questi ritroviamo un rebus che lo scrittore aveva elaborato sul suo personal computer Macintosh e che Dossena aveva pubblicato per la prima volta – senza rivelarne l’autore – in «Tuttolibri»-«La Stampa», XII, 498, 12 aprile 1986, col titolo Un bel rebus per gingillarsi con le parole, e poi in Giampaolo Dossena, È filo teso per siti strani, ultimo capitolo in La zia era assatanata. Primi giochi di parole per poeti e folle solitarie, Theoria, Roma-Napoli 1988, pp. 140-45. Il volume verrà ristampato con varianti presso Rizzoli, Milano 1990. Nemmeno in questi due volumi viene fatto il nome di Levi. Accreditati a Levi a partire dal Dizionario dei giochi con le parole edito da Vallardi nel 1994, i giochi delle sezioni enoteca-acetone e rebus sono riproposti, con varianti, rispettivamente nei volumi «a-e» e «q-z» di Enciclopedia dei giochi, UTET, Torino 1999, pp. 459 e 1000. Infine in Il dado e l’alfabeto. Nuovo dizionario dei giochi con le parole, Zanichelli, Bologna 2004, pp. 102; 229.

    Primo Levi, Prefazione a Perché i giovani sappiano: i campi di sterminio, a cura di Giovanni Sparapan, Minelliana, Rovigo [aprile] 1996, 1 p. non numerata.
    Il testo è datato in calce «Torino, 9 gennaio 1987».

    Massimo Novelli, Primo Levi, appunti sull’Inferno, «la Repubblica», 22 marzo 1997.
    L’articolo illustra disegni e scritti di Levi legati alla versione teatrale 1966 di Se questo è un uomo, esposti in quel momento al Teatro Carignano di Torino.

    Primo Levi, Tesi di laurea in chimica pura. L’inversione di Walden, Regia Università di Torino, relatore prof. Giacomo Ponzio, Anno 1941, allegato a «L’Ateneo», XIII, 3, maggio-giugno 1997, numero monografico dedicato a Primo Levi, riproduzione anastatica, pp. 40.

    Italo Tibaldi, Primo Levi e i suoi «compagni di viaggio»: ricostruzione del trasporto da Fossoli ad Auschwitz (con un importante autografo di Levi), in Primo Levi testimone e scrittore di storia, a cura di Paolo Momigliano e Rosanna Gorris, Giuntina, Firenze 1999, pp. 149-232.

    Primo Levi, prefazione a La comunità ebraica di Venezia e il suo antico cimitero, ricerca a cura di Aldo Luzzatto, Il Polifilo, Milano 2000, tomo I, pp. xii-xv; ora in Primo Levi, L’asimmetria e la vita, a cura di Marco Belpoliti, Einaudi, Torino 2002, pp. 248-51.
    Nel testo – redatto nel novembre 1985 ma rimasto inedito fino al 2000 – Primo Levi, partendo dalla descrizione dell’antico cimitero della comunità, traccia un quadro dell’ebraismo veneziano.

    Primo Levi. Questo era un uomo, «La Stampa», 25 aprile 2001, p. 23.
    Con questo titolo redazionale è stato pubblicato il testo della «deposizione resa a Torino da Levi il 3 maggio 1971 davanti al pubblico ministero tedesco nel processo contro l’ex colonnello delle SS Friedrich Bosshammer, accusato della deportazione di 3.500 ebrei italiani; condannato all’ergastolo, l’imputato sarebbe morto poco dopo la sentenza. La testimonianza di Primo Levi è stata trascritta a mano da Eloisa Ravenna, segretaria generale del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea di Milano, in questa occasione perito storico del Tribunale tedesco». Nella stessa pagina, un commento di Marco Belpoliti intitolato La contabilità del male. Con un’altra deposizione resa a Roma il 14 giugno 1960 nel processo Eichmann (v. infra) il testo è stato riproposto sotto il titolo cumulativo Due deposizioni giurate di Primo Levi, in Marco Belpoliti - Andrea Cortellessa, Da una tregua all’altra, chiarelettere, Milano 2010, pp. 25-26.

    Primo Levi, Commedia degli equivoci (chimici), «La Stampa», 4 agosto 2004, p. 21.
    Brano tratto da una conferenza tenuta da Primo Levi a Torino, presso la Università della terza età, il 14 gennaio 1981. L’argomento era la «Conservazione dei cibi»; Levi venne introdotto dal suo vecchio amico Silvio Ortona. Marco Belpoliti, che ha recuperato il nastro magnetico della registrazione, ma non il dattiloscritto dal quale Levi certamente lesse il suo intervento, commenta il testo con un articolo intitolato Primo Levi un dado a stella.

    1959, Levi risponde alla figlia d’un fascista che chiede la verità, «La Stampa», 20 gennaio 2005.
    Sotto questo titolo, Alberto Cavaglion presenta e commenta uno scambio di lettere tra una giovanissima lettrice de «La Stampa» e Primo Levi; le lettere apparvero nella rubrica Specchio dei tempi, rispettivamente il 29 novembre e il 3 dicembre 1959. Cavaglion le ha successivamente riproposte nel suo saggio La cultura italiana del dopoguerra di fronte allo sterminio degli ebrei, in L’intellettuale antisemita, Atti del convegno di studi (Salò, 21-23 settembre 2006), a cura di Roberto Chiarini, prefazione di Stefano Folli, Marsilio, Venezia 2008, pp. 117-45.

    Primo Levi, Noi di Auschwitz, «Corriere della Sera», 10 aprile 2007, p. 43.
    Occhiello: «Jawohl, il sì degli schiavi. E intorno il deserto». Stralcio dal copione radiofonico di Se questo è un uomo, approntato da Levi nel 1964 per la radio canadese, poi messo in onda anche dalla radio italiana il 24 aprile 1964 per la regia di Giorgio Bandini. Il testo è accompagnato da una nota di Frediano Sessi, Un reportage choc sulla vita quotidiana al tempo della Shoah.

    Primo Levi, Odissea Auschwitz, «L’espresso», 27 settembre 2007, pp. 49-50.
    Testo di una deposizione scritta, resa da Primo Levi sulle sue vicende di deportazione, datata «Roma, 14 giugno 1960» e ritrovata a Gerusalemme negli archivi dello Yad Vashem. Venne trasmessa agli uffici della Procura di Gerusalemme insieme ad altre cinquanta testimonianze di ebrei italiani, tutte acquisite per il processo contro Adolf Eichmann; lo scrittore non fu però chiamato a deporre dinanzi al tribunale. Nelle stesse pagine, un articolo di presentazione di Marco Belpoliti: Memoria offesa e ritrovata. Con un’altra deposizione resa a Torino il 3 maggio 1971 nel processo Bosshammer (v. supra) il testo è stato riproposto sotto il titolo cumulativo Due deposizioni giurate di Primo Levi, in Marco Belpoliti - Andrea Cortellessa, Da una tregua all’altra, chiarelettere, Milano 2010, pp. 16-17.

    Marco Ansaldo, Auschwitz, dossier Primo Levi ecco le carte della prigionia, «la Repubblica», 14 aprile 2008, pp. 34-35.
    L’articolo presenta, con vario corredo fotografico, documenti ritrovati nell’Istituto internazionale di ricerca di Bad Arolsen, Germania, con i quali Levi chiedeva tramite la Croce Rossa l’indennizzo dei danni subiti in deportazione. È visibile la riproduzione fotografica di una lettera di Levi datata «21 avril 1963», scritta in francese e indirizzata alla Agence Centrale de Recherche du Comité International de la Croix Rouge, Genève. Nell’articolo se ne legge una parziale traduzione in italiano.

    Primo Levi, Bozza di testo per l’interno del Blok italiano ad Auschwitz, in Blocco 21, a cura dell’Istituto Bergamasco per la Storia della Resistenza e dell’Età Contemporanea e della Scuola di Restauro dell’Accademia di Belle Arti di Brera, s.l., s.d. [ma: Milano 2008], pp. 40-41.
    Nel settembre 1978, Primo Levi fu invitato da Gianfranco Maris, presidente dell’Aned, a far parte del Comitato Operativo per un memoriale italiano ad Auschwitz. Levi accettò e fu incaricato di redigere il testo da esporre all’interno del Block italiano: le due pagine riprodotte fotograficamente in questo opuscolo sono appunto la Bozza del testo, cui Levi appone la data 8 novembre 1978. Sottoposta al Comitato Operativo, fu approvata all’unanimità il 13 novembre: il testo coincide, salvo la scomparsa del titolo provvisorio e della data, con quello raccolto nel primo volume delle Opere di Levi curate nel 1997 da Marco Belpoliti (pp. 1335-36), dove reca il titolo Al visitatore. Il memoriale italiano fu poi inaugurato il 13 aprile 1980.
    L’opuscolo Blocco 21 è stato realizzato dal Cantiere Blocco 21 in vista della Giornata della Memoria 2009. Il Cantiere è una iniziativa rivolta alla conservazione del memoriale italiano ad Auschwitz. Nell’opuscolo si leggono testi di Gianfranco Maris (Ai giovani che visiteranno Auschwitz il 27 gennaio 2009, collocato in apertura, e Una richiesta dell’Aned, a chiusura della pubblicazione), di Elisabetta Ruffini, direttrice dell’ISREC bergamasco e co-fondatrice del Cantiere (che firma tre testi: L’universo concentrazionario; Il memoriale italiano ad Auschwitz; Il Cantiere Blocco 21) e di Ilaria Lanfranconi (Il Gruppo 32). Matteo Cavalleri redige quattro testi intitolati, progressivamente, Domanda 1; Domanda 2; Domanda 3; Domanda 4. Oltre a fotografie, illustrazioni, mappe e carte geografiche, il volume offre due ulteriori testi inediti riguardanti Primo Levi: a) la riproduzione fotografica di uno dei fogli della lettera, datata 6 settembre 1978, con la quale Maris gli chiedeva di entrare a far parte del comitato promotore del Memoriale; b) la riproduzione fotografica della lettera di adesione di Levi indirizzata a Maris (11 settembre 1978, dattiloscritta con firma autografa in inchiostro rosso).

    Primo Levi, Glossario, in Ebrej, via Vico. Mondovì XV-XX secolo. Studi in memoria di Marco Levi, a cura di Alberto Cavaglion, Zamorani, Torino 2010, pp. 219-21.
    Il testo, risalente al 1975, è una raccolta di termini del lessico ebraico-piemontese, che Levi aveva appreso in massima parte da suo zio Oreste Colombo e dalla signora Nilda Jachia. Levi mise questo repertorio a disposizione di Armand Lunel, autore del volume Juifs du Languedoc, de la Provence et des États français du Pape, Albin Michel, Paris 1975. Il Glossario è preceduto da una presentazione di Alberto Cavaglion: Primo Levi: il glossario per Armand Lunel, pp. 217-18, già apparsa, insieme col medesimo glossario e col titolo Così parlava lo zio Oreste, in «La Stampa», 12 giugno 2008.

    The Dream (G. Leopardi, 1819), in Anthony Rudolf, Darkness and Dream: Primo Levi Reads Byron and Leopardi, «The White Review», I, 1, 2011, pp. 147-60.
    Traduzione inglese, eseguita da Primo Levi, del frammento poetico di Giacomo Leopardi Odi, Melisso, eseguita a beneficio di Anthony Rudolf. A suo tempo direttore della casa editrice inglese Menard Press, Rudolf pubblicò nel 1976 la traduzione inglese delle poesie di Primo Levi, col titolo Shemà e nella traduzione di Ruth Feldman. Fra il 1976 e il 1977 fu in corrispondenza con Levi per ragioni editoriali; i loro contatti ripresero nel 1984, quando Levi gli spedì con una dedica (qui riportata) il volume di poesie Ad ora incerta, Garzanti, Milano 1984. L’articolo contiene anche una parte notevole della corrispondenza epistolare intrattenuta da Levi con Rudolf, direttamente in inglese: il testo e la riproduzione fotografica di una lettera datata «Torino 12/2/86»; un brano da una lettera del 29 aprile 1986; la riproduzione fotografica di una postilla manoscritta di Levi, datata 3 giugno [1986], in calce al testo italiano del frammento di Leopardi sopra citato; una lettera datata «Torino, 7/8/86»; una lettera datata «Jan 13, 1987», con auguri autografi di buon anno nuovo rivolti da Lucia Levi a Rudolf, in italiano.

    Centro Internazionale di Studi Primo Levi - Tutti i diritti riservati

    Partner-Polo_del_900.png

    Powered by MindTouch Core