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Divulgazione scientifica

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    Targa dedicata a Primo Levi nel Dipartimento di Chimica, Università di Torino. 28 gennaio 1993 [didascalia originale]

    In quasi tutti gli scritti di Primo Levi si trovano rimandi al mondo naturale; in altri la chimica è un argomento centrale, intesa come luogo dal quale attingere metafore utili a descrivere aspetti della vita dell'uomo. Primo Levi scriveva dunque di scienza e attraverso la scienza: questo ne ha fatto un grande promotore del sapere scientifico, anche oltre le sue stesse intenzioni. Delle sue opere Il sistema periodico è il testo più apprezzato dal mondo scientifico. Non a caso la prestigiosa Royal Institution di Londra nell'ottobre del 2006 ha indicato l'autore come il più grande scrittore di scienza di ogni tempo e ha premiato l'opera come il più bel libro di scienza mai scritto, sottolineando in tal modo il valore dello scrittore torinese anche come divulgatore scientifico.

    Non è un caso che, soprattutto negli Stati Uniti, proprio Il Sistema Periodico sia spesso proposto come un testo utile ad avvicinare e appassionare gli studenti delle scuole superiori allo studio delle scienze. In quel libro l'autore si serve spesso della chimica per parlare di sé come persona. In questo modo coinvolge il lettore, e tanto più il lettore che frequenta i banchi di scuola, in un gioco di identificazioni che lo avvicinano alla dimensione più umana della scienza e gli permettono di superare la distanza che spesso allontana i ragazzi da discipline ritenute troppo difficili.
     

    C. De Luca, L'insegnamento della chimica. Gli scienziati con le mani pulite, a colloquio con lo scrittore Primo Levi, «La Riforma della scuola», XI, 1986, p. 59

    «Ho fatto il chimico per trent'anni e benché abbia abbandonato il mestiere da una dozzina d'anni penso ancora abbastanza da chimico e ho conservato le curiosità che mi hanno portato a fare questo mestiere. Noto in alcuni giovani che mi capita di frequentare le stesse mie curiosità. In sostanza noi viviamo in un mondo fatto di chimica, siamo chimica noi stessi. La chimica ci sta invadendo nel bene e nel male. E quindi ritengo che una persona digiuna di chimica si trovi in svantaggio. Non ho nulla contro di lui naturalmente. Però mi pare che una ignoranza totale della chimica sia in qualche misura un handicap. Perché? Perché inibisce un certo tipo di comprensione. Per esempio, un non chimico ha capito poco di Cernobyl e non ha capito quasi nulla della questione del metanolo nel vino. Anche molti servizi apparsi sui giornali risentivano di una snobistica ignoranza della chimica. Per quale ragione questa ignoranza? È avvenuto questo: siccome la chimica non ha le mani pulite, ha molte colpe addosso, c'è una certa moda – appunto, leggermente snobistica – nel dire: io me ne lavo le mani, non voglio saperne nulla, i defoglianti se li facciano pure. Il che ovviamente rende inermi».
     

     

    Y. Spiegel, “Integrazione al testo Il sistema periodico di Primo Levi nelle sue lezioni di chimica”, «Di chimica» (Gerusalemme), 2009, 14
    [traduzione dall'ebraico di Elena Migliore]

    «Ho tentato di associare l’autore e le sue opere all’insegnamento della chimica per alcune ragioni: 1. Oltre ad essere uno scrittore di talento, egli era anche un chimico attivo nella sua professione. 2. Egli era un ebreo che crebbe e si formò nell’Italia fascista, e dopo l’occupazione tedesca dell’Italia si unì alla Resistenza. Fu catturato e condotto ad Auschwitz, e dopo molte privazioni riuscì a sopravvivere e a ritornare in Italia. 3. Nelle sue opere viene rimarcata la vita di ebreo e italiano durante il regime fascista, la personale esperienza ad Auschwitz ed il suo ritorno nella madrepatria. 4. Per Primo Levi la chimica era uno specchio del mondo. Nelle sue opere e nei suoi racconti egli utilizzò l’abilità di chimico per descrivere la propria vita, e apprese dalla chimica una tipologia di pensiero e un punto di vista interessante e particolare sul nostro mondo. 5. Sono convinta che sia molto importante allargare ad un ambito umanistico le competenze di studenti di discipline scientifiche. E non esiste integrazione migliore per dei chimici degli scritti di Primo Levi».

    «Possibili fasi di lavoro all'interno di una classe. 1. Un’attività per tutta la classe: la lettura del testo “Il Sistema Periodico”. Ogni insegnante stabilirà con la propria classe quanto tempo dedicare a questa attività. Generalmente sarebbe consigliabile da uno a due mesi. 2. Ogni studente sceglierà uno dei racconti e riceverà la conferma dell’insegnante. Affinché il docente possa garantire una corretta distribuzione dei racconti a tutta la classe, sarà necessario che quest’ultima ne tratti il maggior numero possibile. 3. Dopo questa fase vi sono gli incarichi da assegnare agli studenti. Ho selezionato tra questi incarichi i seguenti, anche se ogni docente può sceglierne altri: Leggere il testo e scrivere un riassunto di mezza pagina (non più lungo); cercare delle fonti alternative e scrivere una pagina riguardo all’origine del nome del racconto. Occorre rimarcare: le fonti in questione, il simbolo chimico dell’elemento, la sua scoperta e l’origine del nome, le sue proprietà chimiche e
    fisiche, l’utilizzo, la sua diffusione, dove si trova e come è possibile produrlo, ecc.; qual è il rapporto tra il contenuto del racconto e l’origine del suo nome, di cui si è
    parlato? Perché è stato scelto proprio un determinato racconto? Che cosa si è imparato da esso? Cosa è possibile conoscere dell’autore in base al racconto? E
    circa il periodo storico? E riguardo al contesto? In tal modo abbiamo anche del materiale per l’analisi letteraria del racconto. 4. Dopo una prima fase dell’attività a livello scritto, bisogna chiedere agli studenti di esporre davanti alla classe il racconto che hanno scelto. E a parer mio questa è la parte più interessante e significativa del procedimento».

    http://stwww.weizmann.ac.il/chemcenter/img/news/53.pdf

     

     F. Giuppi, A. Zarbo, "Il sistema periodico" di Primo Levi: un’occasione di didattica pluridisciplinare, «Didattica delle Scienze», 2009, 229, pp. 16-23.

    «Tra le motivazioni che mi hanno spinto ad affrontare alcuni temi della chimica attraverso la lettura del libro di Levi – non è possibile infatti sostituire il libro di testo ma solo affiancarlo – una mi sembra particolarmente rilevante: fornire allo studente uno strumento che, attraverso la lettura, gli consenta di fare "scoperte". Ho chiesto cioè di leggere un certo racconto, garantendo loro che avrebbero trovato degli argomenti attinenti il programma scolastico, ma senza indicazioni troppo specifiche su che cosa avrebbero trovato. Agli studenti, questo modo di operare, è piaciuto molto; soprattutto quando l’argomento era delineato in classe, e come compito domestico, anche per gruppi, veniva assegnato il completamento dell’indagine, oppure la ricerca di qualche formula chimica accennata nel testo, oppure quale fosse l’interpretazione chimica di una certa affermazione».

     

    V.K. Osorio, P.W. Tiedemann, P.A. Porto, Primo Levi and «The Periodic Table»: Teaching Chemistry Using a Literary Text, «Journal of Chemical Education», LXXXIV, 2007, pp. 775-78

    «In most of The Periodic Table, Levi narrates his memories from a period ranging from a little before to a little after world war II. Each one of the twenty-one chapters of the book is named after a chemical element, and Levi poetically associates properties of the elements to facts of his own life. The reading is especially interesting for chemists, who will be able to better appreciate the beautiful analogies and reflections proposed by Levi. While the book is not a didactic text, this paper describes how we have used excerpts from The Periodic Table to discuss many chemical concepts with first-year students, engaging them in this unusual context».

     http://www.jce.divched.org/Journal/I...2007p0775W.pdf

     

    A. Negrete, C. Lartigue, Learning from Education to Communicate Science as a Good Story, «Endeavour», XXVIII, 2004, 3, pp. 120-4

    «A variety of authors have in the past made successful incursions into science communication via narratives, generating an important impact in the general public perception of science. Examples are H.G. Wells, Edwin A. Abbott, Arthur Conan Doyle, Primo Levi, George Gamow, Lewis Carroll and Anatoly Dnieprov».

     http://xbiblio.ecologia.edu.mx/bibli.../22Negrete.pdf

     

    A. Eisen, J.G. Morgan, P.A. Marsteller,  Methods for Teaching Invenstigative Skills in College Introductory Biology: Pilot to Program, «Bioscence», XLII, 1992, 11, pp. 870-73

    «Nontraditional science readings. During the course, students read, contemplated, and discussed material not only from a traditional introductory biology text and from journals such as Science and Scientific American, but also from less-technical literature that offered a more creative, less fact-based perspective of science. Class assignments included readings from the excellent collection Science and the Human Spirit (White 1989), the satire of science in Gulliver's Travels, and essays from writers such as Primo Levi, Stephen Jay Gould, and Lewis Thomas. Such readings demonstrate different approaches to science and show students that some of the same cognitive processes used in English or history can be applied to science. Students also reviewed and discussed articles on science from such magazines as Newsweek and The Atlantic».

     http://www.jstor.org/action/showPubl...ode=bioscience

     

    M. Flannery. Using Science's Aesthetic Dimension in Teaching Science, «Journal of Aesthetic Education», XXVI, 1992, 1, pp. 1-15.

    «Yet there are a number of first-person accounts of the aesthetic experience of doing science. One of the basic pleasures described is that of problem solving, of working on a research problem which culminates in the exhilaration of discovery. But it is not just the anticipation of discovery that makes problem solving attractive, the problem itself has an appeal. It can be intriguing, involving the thrill of challenge, of grappling with the unknown and mastering it. Problem solving entails hypothesis making, and to the chemist Primo Levi, there is "nothing more vivifying than an hypothesis"».

     http://www.jstor.org/pss/3332723

     

    M. Flannery. Communicating Biology, «The American Biology Teacher», L, 1988, 3, pp. 180-83.

    «If teachers presented biology more as a mystery tour, if they identified with their students as fellow searchers who are also baffled by these mysteries, perhaps students wouldn't feel so defeated and would begin to see science as the adventure it truly is. This is a difficult idea for students to grasp without extensive work with particular specimens or organisms that they could come to love. Perhaps they can get some small sense of what it's like by reading Primo Levi's (1984) essay Carbon. It is, simply, the odyssey of a carbon atom. The narrator follows the atom from its original home in limestone, where it was bonded to oxygen and calcium atoms, to its present position in the brain of the narrator. In between, it finds itself in blood, cellulose, coal, a glass of milk, etc. By the end of the essay, the reader is caught up in the atom's trials and tribulations, and identifies in some way with this tiny unit of matter much as Joshuah Lederberg has described his identification with a bacterial chromosome (Judson 1980). Primo Levi has written both fiction and nonfiction, and this essay is a beautiful blend of the two. It is also a skilful mixture of the literary and the scientific, which is not surprising since Levi was a chemist as well as a writer. The linkage of these two modes of human expression is not as rare as is often assumed. Especially in terms of biology, many writers have deepened our appreciation and perceptions of the natural world».

     http://www.jstor.org/

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