
Lo storico e accademico britannico, fondatore del Remarque Institute presso la New York University, è stato autore di opere fondamentali, tra cui The Burden of Responsibility.
Il 7 agosto scorso, a New York, è morto all’età di 62 anni lo storico Tony Judt. Da due anni era affetto da sclerosi amiotrofica laterale, nota anche come morbo di Gehrig: una malattia a causa della quale, negli ultimi mesi, era completamente paralizzato e poteva respirare solo con l’ausilio di una macchina. Nel gennaio scorso aveva descritto egli stesso il proprio male, in un breve saggio per la «New York Review of Books», come «una carcerazione progressiva senza libertà condizionale».
Tony Judt era nato a Londra nel 1948 da una famiglia di origini ebraiche e aveva studiato a Cambridge e a Parigi per poi insegnare soprattutto negli Stati Uniti. Per molti anni ha animato, alla New York University, il Remarque Institute di cui era stato cofondatore nel 1995. Nel 2005 ha pubblicato un libro monumentale quanto fondamentale, Postwar: A History of Europe Since 1945, tradotto in italiano da Mondadori. Ma è il titolo di un altro suo libro del 1998, The Burden of Responsibility, a restituirci il suo profilo di studioso e di uomo pubblico. Judt è stato un pensatore spregiudicato ed equilibrato nello stesso tempo, uno scrittore dallo stile efficace ed elegante, una persona portata al dialogo e dotata come poche altre di un’ampia visione dei problemi particolari e generali. Questi suoi talenti gli hanno conquistato ammirazione e inimicizie, in particolare per la sua visione del conflitto israelo-palestinese. Il Centro internazionale di studi Primo Levi vuole ricordare Tony Judt come uno studioso acuto e partecipe dello scrittore torinese, al quale ha dedicato nel 1999 il saggio The Elementary Truths of Primo Levi (Le verità elementari di Primo Levi), ora raccolto e tradotto in L’età dell’oblio. Sulle rimozioni del ’900, Laterza 2009.