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Ai giovani

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    1. 1. Mappa della sezione

    Raccontare, insegnare, imparare Auschwitz

     

    Se questo è un uomo, scrive Primo Levi nell’Appendice del 1976 alla sua prima opera di testimonianza sulla Shoah, «è stato accettato dagli studenti e dagli insegnanti con un favore che ha superato di molto le aspettative dell’editore e mie. Centinaia di scolaresche, in tutte le regioni d’Italia, mi hanno invitato a commentare il libro, per iscritto o possibilmente di persona: nei limiti dei miei impegni ho soddisfatto queste richieste, tanto che ai miei due mestieri ne ho volentieri aggiunto un terzo, quello di presentatore e commentatore di me stesso, o meglio di quel lontano me stesso che aveva vissuto l’avventura di Auschwitz e l’aveva raccontata».

    Da quegli incontri emergevano ogni volta «molte domande: ingenue o consapevoli, commosse o provocatorie, superficiali o fondamentali»; tali in ogni caso da alimentare un intenso dialogo che è proseguito anche dopo la scomparsa dello scrittore torinese. Le sue opere, amche in edizione scolastica, sono infatti fra i libri più letti nei diversi ordini di scuola e in genere fra i giovani, in primo luogo in Italia, ma anche in Francia, negli Stati Uniti e in altri paesi. L’interesse per Primo Levi nel mondo dell’educazione è dimostrato inoltre dalle numerose scuole e biblioteche a lui dedicate.

    Può dunque essere utile creare uno spazio specifico in questo sito dedicato al rapporto fra Primo Levi e le nuove generazioni che aiuti a ripercorrere i suoi innumerevoli incontri avvenuti sin dagli anni Cinquanta del secolo scorso, ma anche ad alimentare un dialogo tuttora molto vivo.
     

    «Studente
    Volevo sapere: cosa pensa Lei dei giovani d'oggi?

    Levi
    Questa è la domanda che non manca mai. Penso che siano sotto un certo aspetto più fortunati dei giovani di ieri, perché almeno temporaneamente vivono in un mondo in pace, perché hanno accesso tutti o quasi tutti alla cultura, non parlo solo della scuola, penso ad una edicola di giornali. Oggi davanti ad una edicola di giornali c'è una scelta vastissima: si può scegliere di essere informati, di essere divertiti, di essere preparati. Penso alla facilità con cui oggi si viaggia, anche senza molti quattrini; oggi uno prende una bicicletta, un sacco da montagna prende e va, le frontiere sono tutte aperte, si può andare in qualunque parte del mondo. C'è comunque una contropartita ed è la difficoltà gravissima a cui assistiamo adesso e non solo in Italia, su quello che capita dopo la scuola ed è quello di trovare un lavoro. [...]
    Quanto ad un giudizio sui giovani d'oggi, se permettete lo rifiuto. Non credo che i giovani d'oggi siano diversi dai giovani di ieri come sostanza umana, credo che in Italia per lo meno siano migliori di noi perché i concetti fondamentali, quelli di cui si è parlato prima, della tolleranza, della democrazia, del diritto dell'uguaglianza nella disuguaglianza, siano molto più diffusi adesso di quanto non fossero 30 o 40 anni fa».
    [Luciana Costantini, Orietta Togni (a cura di), Primo Levi, «Il gusto dei contemporanei», Quaderno n. 7, Banca Popolare Pesarese e Ravennate, 1990, p. 19]

     

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