Tra l’ombra e la luce

di Enrico Fubini*

 

Initiation to the Shadow, Music for PianoNaxos Records
Un nuovo CD di Sira Hernandez

L'autrice si ispira per il brano Don’t forget - forse il più importante e il più significativo dell'album - alla figura di Primo Levi nel centenario della nascita e alla sua prigionia ad Auschwitz.

Considerata una pianista tra le più brillanti del panorama contemporaneo spagnolo, Sira Hernández, nata a Barcellona, ha studiato musica presso il Conservatorio Giuseppe Verdi di Torino sotto la guida del Maestro Remo Remoli e successivamente di Felice Quaranta. Ritornata a Barcellona ha perfezionato i suoi studi presso l’Accademia Marshall, ricevendo lezioni dalla grande pianista Alicia de Larrocha. Sira Hernandez è conosciuta come una grande pianista, ma la sua intensa attività non si è limitata all’esecuzione ma ha felicemente toccato anche il campo della composizione. Nell’album Initiation to the Shadow. Music for Piano, pubblicato di recente con un CD della Naxos, l’autrice offre all’ascoltatore la sua creatività più intima ed essenziale, sia come pianista eccellente sia come compositrice di originale vena creatrice.

Il CD da poco apparso contiene quattro brani estremamente significativi e legati tra loro da un sottile filo, che li unisce sia stilisticamente sia come ricerca spirituale che ci conduce in un’atmosfera tra l’ombra e la luce. Un’ombra che non è mai tenebra e una luce che non acceca ma sempre dolcemente soffusa. Il primo brano Iniciation a la sombre, si ispira ai versi del poeta Angel Crespo. E’ una composizione breve ma di grande intensità e ci dà un po’ la chiave per cogliere lo spirito anche dei tre brani che seguono. Una voce superiore intona una melodia semplice, fatta di poche note che forma come un grande arabesco, mentre il basso ripete come sfondo accordi ripetuti che creano un mormorio indistinto. Questa tecnica di contrapporre una sottile melodia ad accordi ripetuti ostinatamente si ritrova anche negli altri brani e ricorda una tecnica di tipo minimalista: la ripetizione a volte ossessiva di elementi anche minimi, di frammenti melodici, evoca un universo circolare. Infatti tutte le composizioni qui presentate lasciano intravvedere un orizzonte musicale che tende a ripetersi circolarmente con dolcezza e mai con violenza, senza in nessun caso tendere linearmente ad un punto conclusivo.

Terra Santa, il secondo brano, si ispira al libro della poetessa Alda Merini, Terra Santa, Ci sono angeli nel cielo (1984), composto negli anni in cui la scrittrice era ricoverata in un ospedale psichiatrico. La sua poesia ci porta in un’atmosfera sconvolta e negli spazi profondi e oscuri della follia. La Hernandez non mira mai ad una musica descrittiva; semmai sottilmente evocativa. Anche in Terra Santa non si avverte il clima di violenza da cui è nato il testo poetico a cui si ispira, come si potrebbe immaginare per il tema tragico della follia, ma piuttosto l’atmosfera della tristezza e della solitudine. La condizione della Merini viene in qualche modo evocata da un clima musicale che si fonda su una ripetizione ossessiva di un tema melodico e di accordi che, come uno sfondo cupo, rievocano la nevrosi negli spazi desolati della follia.

La terza composizione del C.D. Fantasía para piano riprende in maniera quasi ostinata accordi che ricordano il rumore della macchina da cucire e che ci danno il senso dell’ineluttabilità del tempo che scandisce i minuti e i secondi in un ritmo ossessivo, portandoci in un’atmosfera ripetitiva carica di angoscia.

L’ultimo brano, Don’t forget, forse il più importante e il più significativo, si ispira alla figura di Primo Levi nel centenario della nascita e alla sua prigionia ad Auschwitz. Si è detto che la musica della Hernandez non è descrittiva e qui, dove la tentazione poteva essere forte, la compositrice ha evitato in modo netto di cadere in un banale descrittivismo. Tuttavia la sua musica se non descrittiva può definirsi come vagamente evocativa. La composizione inizia con una sottile e fragile melodia che viene ben presto interrotta da una massa di accordi ripetuti al limite della violenza, che suonano quasi come un monito a ‘non dimenticare’ e che possono anche evocare la tragica durezza di Auschwitz. La melodia che ritorna molte volte nel corso della composizione può essere vissuta dall’ascoltatore come un debole tessuto di ricordi, che emergono a poco a poco in uno spazio vuoto e opaco. Tutta la composizione è di grande complessità e può essere letta secondo diverse modalità. La semplice struttura su cui si fonda, con un’alternanza di accordi angosciosi e ossessivi che si ripetono come blocchi solidi e l’esile e dolce melodia che s’insinua in questo sottofondo cupo, suggerisce che pur nel più grande dolore possono emergere immagini di serenità e di speranza, nonostante tutto.

Lo stile musicale in cui sono tessuti tutti e quattro i brani del CD è nettamente tonale. La Hernandez nel suo pianismo classico in cui si sentono gli echi di Schumann come di Chopin, filtrati attraverso Debussy, è volutamente lontano dalle avanguardie del secolo scorso. Il suo pianismo delicato e soffuso a volte di tenerezza conosce anche, quando è necessario, la forza e le sonorità piene. La Hernandez si rivela in questo C.D. non solo come una compositrice dotata di una grande padronanza nel portare avanti con coerenza il suo personale stile intenso e originale, lontano dal facile compiacimento delle mode, ma anche come una pianista di eccezionale sensibilità e bravura.

 

*già docente di Storia della Musica presso l'Università degli Studi di Torino


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