Compagni d'un cammino
Incontri e amicizie nell’opera di Primo Levi
Strumenti didattici per le scuole secondarie di secondo grado
Nelle opere di Primo Levi si trovano un gran numero di figure che si collocano a metà strada fra l’elaborazione letteraria e il documento, persone storiche e insieme personaggi.
Queste figure hanno accompagnato il cammino di Levi, inteso sia come percorso biografico che come itinerario spaziale, intrecciando con l’autore legami di affetto e di solidarietà, con sfumature e significati di volta in volta differenti.
Ma chi erano gli uomini e le donne che hanno lasciato una traccia duratura nella formazione e nella vita di Primo Levi? Con quali parole vengono descritti? Che cosa dicono a noi oggi queste amicizie? E, soprattutto, che cosa possono comunicare agli studenti, a loro volta impegnati nel loro percorso di crescita?
Il progetto nasce con l’intento di indagare una rete di relazioni estesa e ramificata in molte direzioni e per tracciare una linea di continuità fra il passato e il presente, scoprendo che in fin dei conti le aspirazioni, i sogni e le paure dei ragazzi di ieri non sono poi troppo diversi da quelli dei ragazzi di oggi. Nella Tregua Levi afferma che «il bisogno di contatti umani è da annoverarsi fra i bisogni primordiali» riconoscendo all’amicizia un valore universale che non si esaurisce attraverso le generazioni, anche se cambia (ed è cambiato) il modo di stare insieme.
Nei materiali messi a disposizione la concezione dell’amicizia in Levi è confrontata con suggestioni provenienti da altri autori che si sono occupati dello stesso tema (Ada Gobetti, Cicerone etc.) e approfondita, di volta in volta, attraverso la proposta di esercizi e attività, con un focus sull’uso delle parole dell’amicizia da parte dello scrittore.
«Una corda ben definita»
Agli amici
Cari amici, qui dico amici
Nel senso vasto della parola:
Moglie, sorella, sodali, parenti,
Compagne e compagni di scuola,
Persone viste una volta sola
O praticate per tutta la vita:
Purché fra noi, per almeno un momento,
Sia stato teso un segmento,
Una corda ben definita.
Dico per voi, compagni d’un cammino
Folto, non privo di fatica,
E per voi pure, che avete perduto
L’anima, l’animo, la voglia di vita.
O nessuno, o qualcuno, o forse un solo, o tu
Che mi leggi: ricorda il tempo,
Prima che s’indurisse la cera,
Quando ognuno era come un sigillo.
Di noi ciascuno reca l’impronta
Dell’amico incontrato per via;
In ognuno la traccia di ognuno.
Per il bene od il male
In saggezza o in follia
Ognuno stampato da ognuno.
Ora che il tempo urge da presso,
Che le imprese sono finite,
A voi tutti l’augurio sommesso
Che l’autunno sia lungo e mite.
In questa poesia pubblicata sul quotidiano torinese «La Stampa» il 31 dicembre 1985, Levi sintetizza la sua idea di amicizia. Per lui questo sentimento si sviluppa all'interno di una comunità di persone: può essere un momento di solidarietà che, come un lampo, unisce due individui che si conoscono appena oppure può essere un rapporto consolidato dagli anni. Il correlativo oggettivo del legame di amicizia è rappresentato dal segmento e dalla corda, elementi di unione. La corda, in particolare, rimanda al contesto della montagna, grande passione giovanile di Levi. Ma l'aspetto più importante dell'amicizia è il suo valore formativo che si manifesta soprattutto negli anni giovanili, quando si è più disponibili a subire l'influenza degli altri e si compiono insieme delle “imprese” irripetibili e memorabili. L'amicizia è anche un faro che orienta nella vita, nei periodi di tempesta come in quelli di bonaccia. La vera amicizia non dipende dal numero di anni di frequentazione, ma supera indenne il tempo e le distanze.
Un valore connaturato all’uomo
Fin dall’antichità filosofi e scrittori hanno riflettuto sul significato dell’amicizia. Uno dei più famosi è Cicerone che ha dedicato al tema un intero trattato, il De amicitia. Per lui l’amicizia è il valore più alto ed è connaturata all’uomo:
“Io, solamente vi posso raccomandare di anteporre l’amicizia a tutte le cose umane: nulla è infatti così conforme alla natura, così adatto e ai momenti felici e ai momenti avversi”.
Cicerone ci dice che in nome dell’amicizia si può, anzi si deve, in determinate circostanze, scostarsi da convenzioni e regole prescritte da altri e comunemente accettate, qualora danneggino o mettano in pericolo gli amici:
“[…] anche se per un qualche caso capiti che si debbano appoggiare aspirazioni di amici non del tutto giuste ma in una situazione in cui sia in gioco la loro stessa vita o la fama, ci si deve scostare dalla via diritta, purché non ne segua un sommo disonore.”
L’amicizia, se autentica, non conosce invidia ma anzi gioisce delle fortune e dei successi e soffre delle disgrazie altrui:
“E quale cosa più dolce che avere uno con cui tu possa dire tutto come con te stesso? E che gran frutto verrebbe dalla buona fortuna, se tu non avessi qualcuno che ne godesse, come tu stesso? La cattiva, poi, sarebbe addirittura difficile sopportarla, senza uno che ne soffrisse anche più di te”.
Amicizie creatrici
Anche la speculazione contemporanea si è occupata del tema dell'amicizia. Uno dei contribuiti più originali degli ultimi anni è quello del filosofo e sociologo francese Geoffroy de Lagasnerie.
Per lui l'amicizia è una forza creatrice capace di incidere sulla struttura della società ponendosi in contrasto con i modi di vivere comunemente accettati per configurare un “altrove” in cui le relazioni seguono principi e valori propri, dando vita ad una controcultura:
Ci sono amicizie che potremmo definire creatrici, che portano con sé qualcosa di simile a un’altra idea di relazionalità e di vita. Che siano o meno durature, che siano o meno vivibili, non sono soggette ad altri ambiti stabiliti, ma contengono, per così dire, la potenza di riconfigurare la nostra maniera di stilizzare l’esistenza. Formano il luogo di un’ascesi, un focolaio inventivo di una controcultura da cui attingere principi in contrasto con la maggior parte dei modi di esistenza stabiliti – per vivere altrimenti.
Coltivare l’amicizia come modo di vivere rientra tra le “prospettive utopiche”, perché ci permette di uscire dalla società ma non per vivere isolati bensì per allontanarsi dai “dispositivi normativi dell'esistenza” e per creare una nuova etica.
Levi e de Lagasnerie sono concordi nell'attribuire all'amicizia un ruolo educativo permanente di costante miglioramento morale e di arricchimento umano del soggetto:
Direi che proprio nello specifico affetto dell’amicizia risiede il desiderio di ampliarsi, apprendere, esplorare altri progetti – l’aspirazione a una specie di educazione permanente di sé […] Al punto che potremmo perfino essere portati a chiederci se, da un punto di vista sociologico, l’amicizia non abbia nella vita adulta lo stesso ruolo assunto dalla scuola per la vita dei bambini – il luogo possibile della trasformazione del soggetto e del divenire altro.
Amicizia e memoria, salvezza e consolazione
Non soltanto la filosofia si è interrogata sul significato dell'amicizia, ma anche la poesia, fin dall'antichità, ha riflettuto su questo tema. Si propone di seguito la poesia “In memoria” di Giuseppe Ungaretti, nella quale è rievocata la figura dell'amico Moammed Sceab, morto suicida a Parigi nel 1913.
In memoria
Locvizza il 30 settembre 1916
Si chiamava
Moammed Sceab
Discendente
di emiri di nomadi
suicida
perché non aveva più
Patria
Amò la Francia
e mutò nome
Fu Marcel
ma non era Francese
e non sapeva più
vivere
nella tenda dei suoi
dove si ascolta la cantilena
del Corano
gustando un caffè
E non sapeva
sciogliere
il canto
del suo abbandono
L’ho accompagnato
insieme alla padrona dell’albergo
dove abitavamo
a Parigi
dal numero 5 della rue des Carmes
appassito vicolo in discesa.
Riposa
nel camposanto d’Ivry
sobborgo che pare
sempre
in una giornata
di una
decomposta fiera
E forse io solo
so ancora
che visse
I due si conoscono durante gli anni scolastici ad Alessandria d'Egitto e poi si ritrovano a Parigi, dove vivono entrambi presso l'Hotel di Rue de Carmes. Ungaretti, mentre combatte sul Carso, ripensa all'amico come ad un suo alter ego: anche lui, come il poeta, ha pagato il prezzo di un profondo sradicamento geografico e culturale. Nei versi finali è ricordato il valore salvifico della parola – in questo caso espresso attraverso la poesia – che consente di tener vivo il ricordo di una persona scomparsa e della quale, probabilmente, nessun altro al mondo conserva memoria.
Un esempio del ruolo consolatorio dell'amicizia si trova nella seguente poesia di Eugenio Montale, dedicata al ballerino e pedagogo russo Boris Kniaseff.
a K.
Ripenso il tuo sorriso, ed è per me un’acqua limpida
scorta per avventura tra le petraie d’un greto,
esiguo specchio in cui guardi un'ellera i suoi corimbi;
e su tutto l’abbraccio d’un bianco cielo quieto.
Codesto è il mio ricordo; non saprei dire, o lontano,
se dal tuo volto s’esprime libera un’anima ingenua,
o vero tu sei dei raminghi che il male del mondo estenua
e recano il loro soffrire con sé come un talismano.
Ma questo posso dirti, che la tua pensata effigie
sommerge i crucci estrosi in un’ondata di calma,
e che il tuo aspetto s’insinua nella mia memoria grigia
schietto come la cima d’una giovinetta palma.
L'immagine dell'amico, insinuatasi nella memoria del poeta, è motivo di consolazione e rasserenamento, e riesce momentaneamente a vanificare le sue preoccupazioni. Tuttavia, il dolore è condizione comune a tutti gli uomini: Montale si interroga sulla vera natura dell'amico, chiedendosi se il sollievo che lui prova ripensandolo derivi da un'anima ingenua e senza crucci, oppure se la tranquillità dell'amico sia soltanto apparente e sia da considerare effetto dell'accettazione del male e della sofferenza.
Resistenza e rapporti umani: «il segno della nostra battaglia»
Se le poesie e le riflessioni fin qui riportate esplorano l'amicizia in generale, con il prossimo brano si contestualizza il significato dell'amicizia in un preciso contesto storico, quello della Resistenza, alla quale anche Primo Levi, sia pure per un breve periodo, ha partecipato.
Ada Gobetti, scrittrice, pedagoga e partigiana, inizia il suo Diario partigiano con una dedica agli amici:
Dedico questi ricordi ai miei amici: vicini e lontani; di vent’anni e di un’ora sola. Perché proprio l’amicizia – legame di solidarietà, fondato non su comunanza di sangue, né di patria, né di tradizione intellettuale, ma sul semplice rapporto umano del sentirsi uno con uno tra molti – m’è parso il significato intimo, il segno della nostra battaglia. E forse lo è stato veramente. E soltanto se riusciremo a salvarla, a perfezionarla o a ricrearla al disopra di tanti errori e di tanti smarrimenti, se riusciremo a capire che questa unità, quest’amicizia non è stata e non dev’essere solo un mezzo per raggiungere qualche altra cosa, ma è un valore in sé stessa, perché in essa forse è il senso dell’uomo – soltanto allora potremo ripensare al nostro passato e rivedere il volto dei nostri amici, vivi e morti, senza malinconia e senza disperazione.
L'amicizia diventa, nelle parole di Ada Gobetti, una sorta di fratellanza, che va aldilà delle appartenenze, cementata dall'adesione a valori comuni. E' un rapporto che supera la morte e che deve continuare sotto forma di progetto e di speranza in un mondo retto da relazioni improntate alla solidarietà e all'affetto reciproco. E' questa, in fin dei conti, l'utopia del “mondo nuovo” che la Resistenza avrebbe dovuto costruire e che, pur fra “tanti errori e […] smarrimenti”, resta come promessa fatta ai compagni morti e come rivelazione del senso ultimo dell'uomo.
Molte canzoni sono state dedicate al tema dell'amicizia. Alcune di queste si ritrovano negli esercizi che accompagnano gli approfondimenti video sugli amici di Primo Levi. Di seguito si propone la canzone “Buonanotte ai viaggiatori” del gruppo marchigiano dei Gang.
Buonanotte ai viaggiatori
A chi cerca di notte una riva
A chi si è perso e non trova la strada
Ma ancora cammina
Buonanotte a tutti gli amanti
Che la luna li divori
Ai profeti, bambini di ieri
Agli scritti corsari
E domani chissà se ci incontreremo
Sulla riva di un sogno
Su una piazza italiana
Sotto l'arcobaleno
E domani chissà se ci rivedremo
Sotto ai ponti di un sogno
Lungo una carovana
Sotto l'arcobaleno
Buonanotte alle tue mani
Che han toccato un altro giorno
A chi è stanco, ma ancora sta sveglio
Ai guerrieri di turno
Buonanotte ai tuoi capelli
Ai tuoi anni passati davanti
Con quella tua fretta di vita
Ai tuoi occhi stanchi
E domani chissà se ci incontreremo
Sulla riva di un sogno
Su una piazza italiana
Sotto l'arcobaleno
E domani chissà se ci rivedremo
Sotto ai ponti di un sogno
Lungo una carovana
Sotto l'arcobaleno
Buonanotte ai suonatori
Alle nostre chitarre scordate
Alle canzoni non ancora sparate
Buonanotte anche a me
E domani chissà se ci incontreremo
Sulla riva di un sogno
Su una piazza italiana
Sotto l'arcobaleno
E domani chissà se ci rivedremo
Sotto ai ponti di un sogno
Lungo una carovana
Sotto l'arcobaleno
Nelle strofe di questo brano il percorso di vita è paragonato ad un viaggio, durante il quale gli itinerari degli amici si congiungono e si separano. L'amicizia viene vista come la speranza di rincontrarsi, in luoghi reali o immaginari, aldilà del tempo e dello spazio concreti, fosse anche per il ricordo di un attimo.